Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Aurora Cantini - Aviatico, Bg

Era marzo, le temperature cominciavano a essere miti sull’Altopiano, con le giornate più lunghe e un tiepido sole a far capolino dietro le creste delle montagne. Anche quel giorno Sofia uscì di casa con il suo zainetto per andare a scuola. Quella mattina era particolarmente elettrizzata perché stava iniziando il corso di nuoto e non vedeva l'ora di tuffarsi nell'ampia piscina interna riscaldata situata nel Palazzetto accanto alla scuola del paese. Era brava a nuotare, quindi era sicura di fare bella figura con i compagni e dimostrare loro quella sua competenza particolare, visto che con il papà idraulico era abituata a frequentare il Palazzetto e conosceva ogni angolo degli spogliatoi e della piscina. Si sentiva quasi la padrona di casa. 

L’esperienza fu un successo. Sofia sguazzò nell’acqua e diede sfoggio di tutte le sue abilità natatorie, suscitando ovazioni nei compagni.

Dopo aver fatto la doccia, mentre era in procinto di indossare l'accappatoio appeso al gancio, i suoi piedi calpestarono qualcosa di appuntito. Ahi! Sembrava un filo di ferro attorcigliato. Sofia si abbassò e scoprì che era una collanina. Una collanina d'argento, formata da tante stelline in fila, con al centro un piccolo bottoncino di quarzo. Ma la meraviglia stava nel monile. Era a forma di cuore, realizzato in vetro e conteneva un ciuffo minuscolo di capelli biondi, piccolissimo, quasi da neonati. Sofia capì subito che quella collanina l'aveva persa una persona anziana, forse una nonna.

Ma a chi poteva appartenere? Senza riflettere, lo mise nella tasca dell'accappatoio e con fare noncurante andò a vestirsi.

Una volta a casa mise la collanina sulla sua scrivania, poi si diresse verso il letto a castello che divideva con la sorellina Stefania per dedicarsi alla lettura di Zanna Bianca, uno dei suoi libri preferiti. Ad un certo punto dalla scrivania provenne distintamente un trillo. Come un suono. Sofia non aveva nessun cellulare e quindi si rese subito conto che qualcosa aveva urtato la collanina. Lestamente si alzò e si avvicinò al tavolo. Aveva ragione. La catenella si era spostata. Non era più nell'angolo accanto al portamatite, ma era scivolata al centro del ripiano ed emanava un bagliore particolare, luminoso. Sofia allungò la mano per toccarla e un intenso calore si irradiò lungo il braccio. Ebbe come la sensazione di essere colpita da una fiammata e cadde a terra.

Non seppe per quanto tempo era rimasta così, ma quando si risvegliò si rese conto di una cosa: la collanina non c'era più. Subito si convinse che la mamma fosse entrata in camera, magari su indicazione di qualcuno che era venuto a cercare il gioiello. Beh, in fin dei conti tutti sapevano che la classe quinta quella mattina era andata in piscina e sicuramente la persona che aveva perso la collanina non aveva avuto difficoltà a scoprire che poteva essere stata presa da uno degli scolari.

Nei giorni successivi però successero dei fatti strani… Un fiore appassito che rinvigoriva, una ferita che si rimarginava, la pioggia che veniva guidata e non cadeva in quel determinato punto, i vestiti che si spostavano… Erano tutti piccoli segnali dei nuovi poteri di Sofia.

I primi tempi era elettrizzata e creava apposta anche dei contesti per mettersi alla prova, piccoli aiuti in matematica (la materia più difficile!), le ricerche scolastiche sempre perfette, le piroette con la bici (lei che aveva paura anche a guidare con una mano sola)… Già pregustava la popolarità che avrebbe avuto. Ma dopo l’iniziale euforia si rese conto che quei poteri erano poteri inutili, perché comunque lei ci giocava e prima o poi gli altri se ne sarebbero accorti. Allora sì, che l’avrebbero davvero guardata come una diversa.

Cominciò a dormire male la notte e anche a scuola era spesso distratta, persa nei suoi pensieri. Siccome bastava che pensasse a qualcosa e questo si avverava, cercava anche di evitare la compagnia degli altri, e questo la rendeva triste perché lei amava stare in mezzo alla gente.

Fino a quando, attraversando Parco Osio qualche sera dopo in bicicletta, si trovò davanti qualcuno. Era una signora di una certa età, avvolta in uno scialle bianco, con i capelli argentati e gli occhiali sul naso. Sembrava attenderla seduta su una panchina, perché quando Sofia transitò davanti a lei in bicicletta la chiamò. «Sofia!» con una voce dolce, gentile, armoniosa, ma anche perentoria.

 La bambina si arrestò e guardò la nonnina negli occhi. Non l'aveva mai vista prima, ma quegli occhi azzurri come laghi di montagna erano di una dolcezza incredibile. «Ci conosciamo?»

«Tu non mi conosci, ma io conosco te. Io sono Flora e tu mi hai rubato qualcosa.» Sofia pensò subito alla collana. Era lei la proprietaria. Ecco arrivato il momento della verità.

«Sì, è vero. Ma non c'è più. Non l'ho più trovata, è sparita dalla scrivania. Io volevo solo portarla a casa per ammirarla e volevo anche magari scoprire chi era il proprietario di quella ciocca di capelli. Non volevo rubarla. Non volevo tenerla.» Sofia aveva le lacrime agli occhi per la vergogna.

«Lo so, lo so.» Flora alzò la mano per zittirla. «So benissimo che non avevi nessuna intenzione di rubarla. Sei una umana e sei stata mossa solo dalla curiosità. La verità è che, anche se involontariamente, tu hai fatto del male.»

«Ma io…»

«Non ti preoccupare, l’ho ritrovata.» E mentre parlava estrasse da una tasca della gonna la collanina.

 «Ah! Ma allora è venuta a casa a prenderla!!!!»

«Sì. La collanina mi ha chiamato emettendo il suo richiamo e io sono entrata dalla finestra mentre tu eri svenuta. Perché questa collanina è viva.»

«È viva???»

«Certo! È una collanina delle stelle ed appartiene alla mia nipotina, che si chiama Gioia. Sono suoi i capelli biondi inseriti in quel medaglione. Solo che c'è una cosa. Tu nel momento che l'hai toccata le hai rubato i poteri. E ora la mia nipotina non può più svolgere il compito per cui è nata. Quello di regolare le stelle nel cielo. Voi umani non ve ne accorgete. Sono talmente tante le stelle nel cielo che una più, una meno, non fa alcuna differenza per voi. Ma ogni stella nel cielo ha la sua fata e la mia nipotina Gioia ha il compito di accendere le stelle più piccole, che sono quelle riferite ad ogni bambino che nasce. Tu rubandole i poteri hai privato ai bambini del sorriso e della gioia di avere una piccola stellina, che è la loro gemella su nel cielo. E ora è giunto il momento che tu ridia alla mia nipotina il suo dono.» Sofia era piena di speranza. «Ma io come posso fare?»

«Devi tagliarti una ciocca di capelli e legarli con un nastrino giallo. Tutto qui. Ci troveremo domani su questa stessa panchina.» Sofia era sollevata. Finalmente tutto sarebbe ritornato come prima. Diede un timido bacio sulla guancia a nonna Flora e con il cuore leggero inforcò la sua bicicletta dirigendosi verso casa.

Il giorno dopo, alla stessa ora, ecco che Sofia si ritrovò davanti alla stessa panchina su cui era ancora seduta nonna Flora.

Allungò timidamente la mano che reggeva un sacchettino contenente una piccola ciocca dei suoi capelli che si era fatta tagliare dalla sua amica Laura, ma si accorse che accanto a nonna Flora c'era una bambina. Era proprio uguale a lei, sembrava la sua gemella.

«Ciao Sofia, questa è la mia nipotina Gioia. Come vedi è identica a te, perché ogni bambino ha la propria stella gemella su nel cielo, e anche tu hai la tua stella. Mi raccomando, d'ora in avanti cerca di trasformare i tuoi doni e i tuoi talenti in tanti piccoli poteri. Solo così sarai davvero felice.»

E mentre Sofia allungava le braccia ad accarezzare la sua gemellina Gioia, si elevò come una nebbiolina leggera e in un trillo di campanelli circondati da un piccolo arcobaleno nonna Flora e la piccola Gioia si dissolsero nell'aria. Da quel giorno Sofia si rese conto che per essere accettati non servivano poteri, serviva solo essere disponibile, attenta e coraggiosa.