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Gioacchino Di Bella, San Ciro di Salemi (Tp)

 

La campagna sfinita,

nella sera pacata di luglio,

trasuda l’orgoglioso

frinire dei grilli immorali,

rinati quasi a dover

placare, con incessante,

stridula nenia, l’ira

e l’ardore della terra riarsa.

 

E, immerso, quasi smarrito

nell’immane pudore

di un luogo dove tutto è

mistero e chiarezza,

immobilità e ferocia,

farsa e tragedia,

tenebra e luce,

crudeltà e amore,

inganno e verità,

onore e superbia,

miseria e splendore,

un cacciatore di rare stille sognanti,

che possano rapirgli il cuore

con zaffate di fole e metafore,

sta con il naso all’insù, stupito

dell’immenso respiro dell’oceano

lontanissimo di stelle Perseidi.

 

Ora, affonda il suo sguardo goloso

tra i grumi luminescenti e le bianche

vie di prodigiose costellazioni.   

 

Sa che troverà,

prima o poi, il cammino

interrotto, nell’incedere

incerto dei passi,

verso la pallida pace svanita

e che ogni cosa non accade

per insolito, fortuito caso.

 

E, allora, scrutando,

nel sacro mutismo notturno,

i piccoli lampi di luce

fissi nel cielo cobalto,

sa che c’è e ci sarà

il sapiente Artigiano

che muove le ore e il destino

e infonde una precisa e ima ragione

alla vita, alle fortune e alla morte.