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Alessandra Rizzo - Verona

(tratto dal mio romanzo “Memorie di un santo”, edito da Pegasus Editioni Cattolica il 10/10/2025)

 

In ricordo di mio padre, sono fortemente legata alla mia casa al mare che per me ha un valore affettivo inestimabile. Era un ingegnere civile e aveva realizzato da sé il progetto di quella villa, ispirandosi all’architettura delle masserie fortificate del Salento che sono veri e  propri gioielli di arte barocca disseminati nelle campagne, a testimonianza della lunga  durata del Feudalesimo in Puglia.

Quando il mio papà, alla sera, rincasava dal lavoro, gli correvo incontro e andavo ad aprire il cancello di casa, perché sentivo il rumore della sua macchina, una Passat Wolkswagen di colore rosso, ne scorgevo i fari.

Era solito, d’estate dopo cena, fare una  passeggiata lungo il viale che porta dalla nostra casa alla spiaggia ed io, spesso, lo accompagnavo, perché mi piaceva guardare e scrutare insieme con lui il cielo notturno estivo, che era un trionfo di stelle, alcune più intense, altre più deboli e di svariati colori: azzurre, arancioni, violette ed era bellissimo sapere che ci guardassero tanti piccoli occhi di tutto l’Universo.

Era un appassionato di geografia astronomica, sapeva indicarmi le costellazioni ed i pianeti ed io guardavo attonita quella volta stellata che pareva mi sovrastasse e mi sentivo assorbita da quell’atmosfera così suggestiva; egli mi insegnò a distinguere le stelle dai pianeti, spiegandomi che questi ultimi brillano di luce riflessa e fissa e mentre camminavo, nella penombra, il vento trasportava un profumo fresco, misto di pineta e di mare e non mi impaurivano le cime degli alberi che ondeggiavano al vento, come fantasmi venuti dal bosco buio, perché con me c’era il mio papà.

Non vedo più, adesso, quei cieli limpidi della mia infanzia: è come se l’atmosfera si sia opacizzata, al punto di non lasciar trasparire lo stesso cielo.

Nelle mie successive letture ho appreso il motivo per il quale le stelle diano l’impressione di accendersi e di spegnersi rapidamente e, quindi, di brillare. Le stelle sono in rapidissima rotazione, con periodi spesso inferiori al secondo, ed emettono la maggior parte della loro radiazione lungo due direzioni ben precise e diametralmente opposte. L’asse di questi getti forma, di solito, un piccolo angolo con quello di rotazione, facendo sì che la direzione dell’emissione nello spazio cambi nel tempo: durante la rotazione della stella può succedere, quindi, che uno dei due fasci di luce venga diretto verso la Terra, facendo così apparire che la stella si accenda e si spenga varie volte al secondo.