User Rating: 5 / 5

Star ActiveStar ActiveStar ActiveStar ActiveStar Active
 
Klisi Mirashi - Conversano, Ba

– Guarda nonna, una stella cadente!

– Che bello spettacolo, vero? 

– Si! – disse entusiasta il bambino.

– Ma tu sai cosa sono le stelle cadenti?

– Ehm… no nonna, che cosa sono? – chiese con aria perplessa il piccolo.

– Devi sapere che le ste… – le parole della nonna si dissolsero come un’altra stella cadente che in quel momento disegnò una scia di luce che sparì all’istante. Entrambi guardarono il cielo buio con meraviglia ancestrale e altre stelle sfrecciarono rapide sopra di loro.

– Nonna, allora cosa sono le stelle cadenti? Sono delle stelle che cadono?

– Ma no, sciocchino. Le stelle non cadono. Le stelle cadenti che dici tu sono delle meteore: dei piccoli sassolini che quando entrano nell’atmosfera, diventano polvere.

– Come la sabbia? – chiese curioso il nipote.

– Esattamente, hai centrato pienamente il punto! Solo che… – altre meteore scivolarono nel buio della notte illuminando la volta celeste – … solo che sono più luminose!

– Ooh, adesso capisco! – esclamò il bambino, osservando il volto coperto di rughe della vecchia astronoma.

La nonna, che vide lo sguardo vispo del nipote, volle alimentare ancor di più la sua curiosità perciò gli parlò delle costellazioni. E con voce pacata e gentile, gli disse che quelle meteore provenivano da quella di Perseo.

Il bambino la osservò cogliendo le sue parole pieno di dubbi ma con la mente di chi vuole conoscere il mondo per davvero.

Passarono cosi la serata a parlare di stelle, pianeti e costellazioni. Fecero anche delle osservazioni al telescopio: videro la Luna, Giove e anche Saturno. Videro anche qualche galassia tra cui anche quella di Andromeda.

– Arturo, lo sai il perché del tuo nome? – chiese la nonna mentre una folata di vento grecale accarezzò i loro volti.

– No nonna, dimmelo tu!

– Guarda lì – indicò lei puntando il dito verso una stella precisa – la vedi quella stella arancione?

– Si! Lampeggia! – gli occhi gli brillarono come stelle.

– Quella stella si chiama propio come te!

– Davvero! Brilla!

– Da adesso, quando la vedrai, pensa a quanto sei speciale per me! Ma sopratutto per i tuoi genitori! – fece una pausa con occhi unti – quando diventerai più grande, riuscirai a capire molte più cose sulle stelle, se un giorno vorrai diventerai come me!

– Come te?

– Si esatto, come me!

Quella notte d’Agosto le stelle cadenti continuarono a correre nella quiete cosmica, in attesa di nuovi osservatori e di nuovi inizi.

Molto tempo dopo…

Erano da poco passate le sette di sera. Arturo, seduto da ormai tre ore al banco della biblioteca universitaria, stava analizzando le immagini del Telescopio spaziale James Webb dal suo pc per un progetto italiano sugli esopianeti. Avrebbe poi dovuto farci un articolo scientifico in inglese da inserire su una piattaforma dell’ESA (Eurepean Space Agency).

Con gli occhiali e lo sguardo fisso al pc, analizzava le immagini d’archivio.

In sala lettura vi era un silenzio abissale, interrotto soltanto dal ticchettio delle dita sulle tastiere dei pc, dal fruscio delle matite sui fogli e dallo scorrere di questi ultimi.

Inoltre la luce gialla soffusa delle lampadine a neon poste sui banchi e quelle bianche e tremolanti del soffitto, rendevano l’ambiente particolarmente soffocato e stressante. 

Poche luci più avanti vide lei. Capelli bruni legati e sguardo determinato a compiere chissà quale impresa.

La sua postazione colma di libri non era difficile da notare, sopratutto per chi sa osservare le stelle come Arturo.

Da tre giorni ormai la osservava con ammirazione, sopratutto per la sua dedizione costante. Avrebbe voluto invitarla per un uscita ma non ne aveva avuto il coraggio. Quel giorno però si decise a farlo. Iniziò quindi a scribacchiare qualcosa su un bigliettino. Si alzò dalla sedia silenzioso e si avvicinò col cuore vibrante alla postazione della ragazza e posò il biglietto accanto al suo astuccio. Poi prese le sue cose e uscì dall’aula.

Mancava poco alla chiusura della biblioteca.

Arturo rimase per qualche minuto in corridoio e nell’attesa tirò fuori una moneta. La inserì all’interno della macchinetta. Attese il suo caffè, lo prese e poi bevve un sorso. Della ragazza, ancora nessuna traccia.

Nel frattempo si affacciarono gli ultimi studenti. Fecero cenno con la mano e Arturo ricambiò. La ragazza non accennò ad uscire. Arturo bevve l’ultimo sorso di caffè, accartocciò il bicchiere di carta e lo gettò nel cestino. Attese qualche altro minuto e si preparò ad andarsene.

A qualche passo dal portone di legno, corroso un po’ dal tempo, sentì dei passi. Si voltò e vide lei, con la borsa a tracolla e i capelli spettinati all’indietro.

– Andiamo? – domandò lei con aria stanca.

– Certo! – Arturo deglutì col cuore immobile.

Usciti dalla biblioteca attraversarono la rumorosa Via Tiburtina in direzione di San Lorenzo.

Durante il tragitto parlarono di quanto fosse impegnativa la preparazione di una tesi di dottorato. Ma soprattutto di quanto fosse difficile gestire tutto il carico materiale ed emotivo.

Poco dopo attraversano il centro storico colpito dalla guerra ma con edifici colmi di grandi murales colorati. Si ritrovarono quindi di fronte a un locale pieno di studenti universitari. Trovarono posto e cominciarono a cenare.

Fu una serata piacevole. Con un vento leggero tipico di settembre e una luna nuova.

– Salvati il mio numero – disse lei – il mio nome è Gaia.

– Grazie! Il mio nome è Arturo.

 

Col passare dei mesi Arturo ottenne il suo dottorato per entrare ufficialmente nel mondo delle stelle mentre Gaia ottenne quello di filosofia.

I due passarono molto tempo insieme entrando in sintonia come in un sistema solare binario. E un giorno ebbero un figlio. Il suo nome non fu casuale, infatti venne scelto da Arturo poiché, nell’anno di nascita del figlio, vi fu la cometa Atlas ad attraversare il cielo.

Con Atlas il tempo sembrò scorrere lento e iniziò tutto a brillare come stelle nella notte più buia.

E così volarono tre anni.

Un giorno, Arturo decise di andare in una biblioteca civica a Roma. La bibliotecaria, ormai sua amica, si accorse del suo interesse maniacale per l’astronomia e gli regalò un buono acquisto.

– Buongiorno!

– Buongiorno, come posso aiutarti?

– Sono qui per usare quel buono, ricordi?

– Certo! Vedo che la tua passione continua ad assillarti come al solito!

– Non c’è giorno in cui smette! – disse Arturo con occhi brillanti come la sua stella.

– Sai, se ne trovano raramente quelli come te!

Arturo fece un breve sogghigno poi si mise a cercare un libro che lo incuriosisse. Si trovò difronte alla sezione scienza e scrutò negli scaffali per trovare un titolo di astronomia. Ne vide uno. Infilò la mano nello scaffale per prendere il libro. Inizio a leggere il titolo ma venne subito distratto dallo squillo del cellulare. Appoggiò il libro sopra lo scaffale e rispose. 

– Salve, parlo con il signor Arturo? Chiamo dal centro analisi.

– Si, mi dica.

– è necessario che lei si presenti qui d’urgenza!

– Va bene, ma è possibile sapere il perché di tale urgenza?

– Ci sono dei valori del sangue anomali e il medico vuole subito vederla!

– Va bene, verrò il prima possibile.

Con la mano tremolante e il volto di una nana bianca riagganciò il cellulare. Poi si accasciò a terra svenuto.

Si risvegliò in un letto d’ospedale attaccato a una flebo e con qualche macchinario acceso.

Poco dopo si sentì bussare alla porta. Entrò un uomo stempiato, con occhiali neri e il camice bianco fino agli stinchi.

– Salve, lei è il signor Arturo?

– Si, sono io.

– Vedo che si è ripreso! è stato in coma per due giorni.

– Come sarebbe a dire?

– È normale nelle sue condizioni. A dirla tutta è stato anche piuttosto fortunato! Rischiava lo stato vegetativo. – Quali condizioni?

– Ricorderà forse che è stato contattato dal laboratorio di analisi.

– Si, ma vagamente.

– Ebbene, dobbiamo discutere di una questione molto delicata.

– Vada al punto dottore!

– Dalle analisi e dalla TAC risulta… – si interruppe il medico.

– Quanto mi rimane? – tagliò corto Arturo.

– Non so dirle esattamente. Due o quattro mesi al massimo.

– La mia compagna ne è a conoscenza?

– Si. Le è stata affianco per tutto il tempo!

– Capisco! – disse Arturo con lo sguardo rivolto alla finestra.

Poco dopo la porta della stanza si aprì. Si voltarono entrambi. Videro Gaia e il figlio Atlas. Il piccoletto corse come una freccia ad abbracciare il padre.

– Allora vado – disse il medico – vi lascio soli.

Il medico uscì dalla stanza, lasciandosi la porta alle spalle.

 

Arturo venne dimesso qualche giorno dopo. Ormai sapeva che il tempo era davvero poco. Decise perciò di dedicare gli ultimi suoi istanti alla sua amata Gaia e alla loro piccola cometa.

Vi furono momenti lieti ma anche giornate più buie della notte stessa ma Arturo resistette.

La notte del 12 agosto i tre andarono nella loro villetta. Quella notte si misero stesi sul terrazzo ad ammirare presiedi.

– Guardate! Quella è la mia stella, Arturo – disse puntando il dito in alto.

Posò il braccio e la stella si prese la sua luce per rimanere anche lei accesa un altro po’!