User Rating: 5 / 5

Star ActiveStar ActiveStar ActiveStar ActiveStar Active
 
Gioacchino Di Bella - Salemi, Tp

Nel cielo, una flottiglia

di acerrimi cumulonembi,

un guazzabuglio bilioso

di cateratte ruggenti,

hanno giocato pesante

qui, in questo lembo

di semi eden dolente,

a dichiararci guerra,

tutto diceva di stare

come alla fine del tempo.


Ora, una quiete immorale

è sbucata, d’un tratto,

dal ventre assai gravido

di una sinuosa e placida sera,

dell’algido e ispido gennaio.

Essa, silente, ha recato con sé

un bilione di luci fulgenti

e le ha cucite nell’eterea cupola,

che mi rende pulviscolo

alla possanza oscura dell’universo,

così ineffabile, e sul mio capo

eternamente grave.


Ed io so che questa luna,

apparentemente inamovibile,

di indicibile dolcezza,

ritta solenne sulle tempeste,

è la stessa che ho scorto

tra gli schiaffi collerici

della tramontana tagliente,

lì, proprio tra le chiome dei pini,

ondeggianti alle sue sferze e pietose,

quasi riecheggiassero piangenti il dolore

dei bambini lontani nati alla guerra,

che mai vedranno le rosee albe.


Sì, io so, per certo, che questa

è la stessa luna che è impallidita

sulle aride alture del Golan,

sull’ansietà del Mar Nero,

sui campi cerei di Gaza,

sulle colline ormai friabili,

che inghiottono memorie e città.


Trasfigurata è la luna che ha morso

malvolentieri il suo arcano sorriso

al clangore assordante

dei turpi turbinii ciclonici

che, trasportati dagli alti flutti

del bollente Mediterraneo,

hanno fustigato le coste del sole.


Poi è la stessa luna tra i pini

che, adesso, ha corrucciato la fronte

alla cocciuta protervia,

all’insania illegale dell’uomo.