Guarda come nella notte, che rifiata lieve dopo ruggiti veementi di maestrale le stelle sembrano quasi sospese, dondolando lassù, a brillare sulla Terra dispettosa, cui siamo destinati.
No, è un peccato capitale, non ci eravamo mai accorti, finora, che, nel gretto vociare dell’acerbo dicembre, esistessero pure loro.
Sono scese in noi, adepti crepuscolari, abitano qui sulla pelle arida come caparbi larici radicati e chini sulle rocce.
Sì, domani vengano pure i sabba delle ombre, i cataclismi delle ragioni, i sogghigni delle serpi, noi saremo nella luce del giorno che sopravvive.
Adesso, tracceremo la rotta seguendo, con un fiore nel cuore, la costellazione del Toro, Aldebaran ci porgerà la mano, così torneremo a casa, come nuove creature.