Un rosario d’astri
cinse i miei polsi.
Accogliesti questa mia
orbita in caduta
sul talamo minerale
d’ogni mia polvere.
Invero, lasciai luci
sulle soglie del tuo perielio;
e l’amore tuo, astrale –
divenne fenditura nel petto.
–
Vestita di chiarore,
custodisti il mio nome
nella dimora del vuoto siderale.
Con carne disfatta,
volli incidere
un segno sulla tua superficie.
Divenni così
figlio implorante della tua gravità.
–
Se mai dovessi cadere,
fa’ che sia tra le tue orbite,
quando l’ultima parola
non sarà più il mio nome,
ma pura deriva di luce.
