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Cosimo Rotolo - Pescara

Le galassie non gridano.

Si disfano lente nel buio,

come cenere dispersa in un cortile vuoto.

 
La loro luce arriva tardi,

consunta da secoli

che non abbiamo vissuto.

 
È un annuncio stanco,

una lettera spedita

quando il mittente è già polvere.

 
Guardiamo in alto

e crediamo di vedere il presente.

È soltanto un relitto.

 
Forse anche la Via Lattea

è un errore di prospettiva,

un vortice che ci include

senza spiegarci nulla.

 
Le spirali si aprono

come conchiglie fossilizzate,

custodi di un mare scomparso.

 
Ogni fotone

ha attraversato deserti di gelo,

ha ignorato il nostro nome.

 
E noi, qui,

inermi sul margine di un pianeta minore,

interroghiamo ciò che non risponde.

 
La luce è un superstite.

Non consola,

non salva.

 
Dice soltanto

che il tempo non coincide

con il nostro battito.

 
Così impariamo

che vedere è ricordare

ciò che non è più.

 
E nel chiarore remoto

intuiamo l’enigma:

siamo ombra che osserva altra ombra.