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Cosimo Rotolo - Pescara

Il mio cielo è una pagina strappata,

cucita di notte dall’ago della rosa dei venti.

Tra i flutti del nero oceano il mio barco

traccia nuove rotte invisibili.

Le stelle, chiodi freddi,

tengono fermo questo silenzio.

Non brillano: vigilano.

Sono ancore appese al nulla,

fedeli come un riparo antico.

Le guardo e il sale mi risale agli occhi,

non pianto, ma memoria.

Ogni luce di questa tela è una lettera

di un alfabeto che non so leggere,

eppure son loro a scrutare dentro me.

Il timone scricchiola alle brevi preghiere,

il mare mastica la pazienza.

Tra me e l’abisso

c’è questo tetto sparso di segni.

E navigo contando assenze,

e perdendomi nelle traiettorie

disegnate dalla scia lattiginosa.

Le costellazioni non promettono,

indicano soltanto.

Così l’anima, stanca,

impara la rotta dell’essere,

l’unica possibile, da tracciare nell’anima.

Non c’è porto né ristoro,

solo una linea invisibile da seguire

che il cielo indica senza parlare.

La notte mi stringe in questo patto,

e io mi lascio avvolgere.

Le stelle restano, severe,

a difendere il poco che sono.

In questa vastità senza volto

trovo la dimensione esatta.

Non luce che salva,

ma luce che accompagna.

Il mare tace, finalmente, ancora

e io sento il mio passo custodito.

Sopra, le ancore invisibili

tengono ferma l’anima in viaggio.