Siamo nati da un’esplosione di luce,
frammenti erranti di antiche stelle.
Nel buio impariamo a chiamare “cielo”
ciò che in realtà ci abita dentro.
Le galassie scorrono lente nel tempo,
come pensieri troppo grandi per noi.
Eppure le sfioriamo con formule fragili,
tentando di dare nome all’infinito.
Ogni stella è una domanda accesa,
ogni notte una pagina aperta.
E l’uomo, minuscolo e immenso,
è polvere che ha imparato a guardare.
