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Antonietta Angela Bianco - Cagliari

S’accende il coro delle antiche sfere,

mentre la notte svela il suo tesoro;

cadono stanche le umane preghiere

dentro un oceano di polvere d’oro.

 

Sospesi in varchi di silenzi e gelo,

i grandi fari di remoti soli

tracciano rotte sul velluto e il velo,

mentre il pensiero spicca i primi voli.

 

L’occhio dell’uomo, naufrago e sapiente,

cerca nel buio un segno, una parola,

tra la nebulosa che freme silente

e l’astro vivo che nel buio sfiora.

 

È la scintilla della meraviglia

che partorì la mente ed il quesito;

l’atomo ignoto che ci rassomiglia

scritto nel corpo dell’infinito.

 

Il dato puro si fa canto e rima,

l’astrofilo e il poeta han pari sorte:

scoprir nel fuoco la sostanza prima

che vince il tempo e dell’oblio la morte.

 

Siamo respiro di galassie accese,

figli d’un fremito che non ha fine,

tra le distanze d’un amore attese,

scritti tra nubi e mappe cristalline.