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Aldo Fabiani - Rozzano, Mi

Quando la sera consuma i contorni

delle cose terrene e delle strade,

il mondo solleva finalmente il volto.

Si schiude allora lo spettacolo immenso,

quella vertigine di aghi e di diamanti

che da sempre ci attende sopra il tetto.

Restiamo muti, con le labbra chiuse,

davanti a un mare che non ha una riva,

dove il pensiero naufraga e si perde.

Non v’è misura per questo splendore,

per la distanza che la luce percorre

prima di farsi un brivido negli occhi.

Siamo atomi dispersi in un oceano,

piccoli punti che il buio non cancella,

mentre la scia di latte segna il confine

tra ciò che siamo e l’infinito aperto.

È una bellezza che non chiede nulla,

non ha bisogno di applausi o di parole:

si offre nuda alla nostra meraviglia,

come un regalo che non ha scadenza.

 In quel disordine ordinato e calmo,

dove ogni stella tiene il proprio posto,

sentiamo il peso di una pace antica

che scioglie i nodi di ogni nostra cura.

Dimentichiamo il fango e la fatica,

la fretta dei minuti e del domani,

per farci specchi di quella chiarezza.

Perdersi è l’unico modo per trovarsi,

sentirsi parte di un respiro solo

che unisce il cuore al centro del cosmo.

E in quel silenzio fatto di scintille,

l’anima impara di nuovo a volare,

leggera e libera, tra le grandi luci.