L’anima non dovrebbe soffrire,
amenità di astrazione celeste,
ma, il suo dolore è così immenso
da superare quello fisico.
È un dolore silente ma assordante;
così intimo e soggettivo da intercalarsi
nelle numerose maschere
per poi sciogliersi in una cascata di lacrime,
inondando il viso.
Il dolore dell’anima supera ogni barriera
e, diventa un urlo che vaga disperato
in cerca di ali spezzate da poter abbracciare.
Si scioglie in parole senza un reale nesso,
si trasforma in un volo pindarico
per poi confondersi in uno sciame di stelle,
in una notte luminosa,
per poi sparire così nella coda incandescente
di una stella cadente
della costellazione di Perseide.
