Muore il fuoco
di crepuscolar tormento
nell’abbraccio tremulo
di corolle d’argento.
Brilla una perla
tra sospiri di carbone:
vaga, livida, tra veli di torpore.
Trafigge d’invidia
l’Orsa e l’altre sfere:
annegando tra spume
e spine, singhiozzano nere.
S’infrangon le illusioni
tra vapori di tempo
nell’eterno errar di affanni,
desio, struggimento.
Ma s’ode d’incanto
pregar di rimpianto
il volo ormai placato
su di un legno assonnato.
E fuggon commossi, sublimi
da feritoie di pece e rame
sognando di Febo gli intrighi
quei lumi d’amor rapiti,
danzando su note di brace
l’alba d’un notturno di pace.
