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Claudio Vecchione - Atripalda, Av

Nel grembo del buio la galassia

affonda

come un vinile graffiato dal

tempo.

Le stelle tremano cenere bionda,

dispersa nel cielo da un lento

lamento.

I suoi bracci, vene d’un dio

morente,

trascinano lune, memorie,

naufragi

e la notte, piegata sui secoli,

sente

i nomi perduti degli antichi

viaggi.

Nel nucleo dorato arde in

silenzio

il dolore consunto di ere lontane.

E noi, minuscoli incendi nel

vuoto,

chiamiamo eterno ciò che già

svanisce,

senza capire che siamo

soltanto

l’eco di un fuoco disperso nel

nero,

un respiro remoto che il buio

trattiene

prima di spegnerlo

tra le mani fredde dell’alba.