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Michele Bruno - Altamura, Ba


Agli albori del giorno,
quando l’aurora colora con rame e porpora
le palpebre del cielo,
sfiorerò le onde gravitazionali
con un respiro disperso
nella foschia del tempo,
per ascoltare le increspature dell’universo
e smarrirmi
nel presente,
nel tempo che fu
e in quello ancora non nato.

Vedrò buchi neri spalancare
le loro pupille d’eternità,
mentre stelle di neutroni
si abbracceranno
in una danza impetuosa e luminosa,
generando scintille
capaci di attraversare il silenzio cosmico.

Il tempo non scorrerà
con la pazienza della clessidra,
né con il lento consumarsi della candela:
avrà il respiro instabile delle maree,
il battito irregolare dei sogni,
l’assetto mutevole delle galassie erranti.

Attraverserò orizzonti sconosciuti,
echi remoti del passato,
sentieri nuovi incisi nella polvere stellare,
fino alla periferia dell’immenso,
dove il buio si fa luce
e il silenzio indossa
la veste bianca di Dio.

Al tramonto,
quando l’universo rallenta il suo respiro,
poserò una preghiera nel vento
come un granello di luce restituito al creato,
grato d’avere avuto, anche solo per un istante,
il cuore abbastanza grande
da sentirsi parte dell’infinito.