Ed arrivò il nulla.
S'adagiò greve
sulle rosse guance della luna,
e l'assediò
con un grigio velo di venerazione…
Uno sbrego d'oscura intimità
che spense d'un tratto
il mio cielo di poesia…
Ma lei, scivolando leggera dietro le spalle di Gebel, sorrideva,
volgendo uno spicchio di gibbo al mondo,
illuminando i baci degli amanti,
i versi dei poeti sognanti.
Lasciava così acceso
un angolo del suo etere,
assorbendo raggi di vita
da ogni cuore che la catturava.
Benché di rossa mestizia
quel suo spicchio di gibbo,
piacente fu alla mia ispirazione sospingerla
con fantasia libera oltre la notte nera.
E alta nel suo regno,
lei per me si fece cuna,
con addosso le piume dorate
delle mie chimere.

