
96. LA TERRA DA FUORI
Da fuori la Terra non ha voce.
Non reclama, non divide,
non difende.
Non conosce cancelli,
non eredita recinti,
non distingue il sangue dal raccolto,
il torto dal possesso.
È un corpo minimo sospeso nel nero,
una presenza trattenuta
tra gelo e silenzio.
Nessuna frontiera resiste alla distanza.
Eppure basta rientrare in noi
per ricominciare la guerra:
linee,
paletti,
nomi incisi nella polvere
come se durassero.
Abbiamo ucciso per meno.
Il cosmo non giudica:
riduce.
Porta ogni gesto alla sua misura reale,
spoglia l’odio del suo inganno,
restituisce il mondo
alla sua nudità indivisa.
Siamo ospiti
che si credono confine.
E la conoscenza, forse,
non serve a salire,
ma a cadere esatti
dentro ciò che siamo.
Che il pianeta non ci appartiene.
Ci attraversa.
E chiede mani degne
non della conquista,
ma della sua fragile permanenza.
E noi, ancora,