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Luigia Serafini - Roma

Da fuori la Terra non ha voce.

 

Non reclama, non divide,

non difende.

 

Non conosce cancelli,

non eredita recinti,

non distingue il sangue dal raccolto,

il torto dal possesso.

 

È un corpo minimo sospeso nel nero,

una presenza trattenuta

tra gelo e silenzio.

 

Nessuna frontiera resiste alla distanza.

 

Eppure basta rientrare in noi

per ricominciare la guerra:

linee,

paletti,

nomi incisi nella polvere

come se durassero.

 

Abbiamo ucciso per meno.

 

Il cosmo non giudica:

riduce.

 

Porta ogni gesto alla sua misura reale,

spoglia l’odio del suo inganno,

restituisce il mondo

alla sua nudità indivisa.

 

Siamo ospiti

che si credono confine.

 

E la conoscenza, forse,

non serve a salire,

ma a cadere esatti

dentro ciò che siamo.

 

Che il pianeta non ci appartiene.

Ci attraversa.

 

E chiede mani degne

non della conquista,

ma della sua fragile permanenza.

 

E noi, ancora,

non sappiamo restare.