Non basta alzare gli occhi.
Il cielo non è innocente:
custodisce senza perdono.
Ha visto i porti con le sirene aperte,
le città incrinate fino all’osso,
la luce farsi scheggia tra i vetri.
Ha visto un bambino
tenere il mondo in equilibrio
sul petto di una donna
per impedirgli di cadere.
Le stelle non intervengono.
Incidono.
Con una scrittura remota e ferma
registrano il fiato, la frattura,
la stanza che ha smesso di rispondere,
la mano che resta
quando tutto domanda resa.
Noi chiamiamo notte
ciò che non sappiamo sostenere.
Eppure sopra di noi
esiste una misura più antica del giudizio.
Nulla si dissolve davvero:
la paura lascia una traiettoria,
il dolore una latitudine segreta,
l’amore ferito continua a irradiarsi.
Anche ciò che cede
prosegue.
Per questo il cosmo è vertigine:
non consola, non redime, non cancella.
E in tanta distanza
salva una sola cosa
più dei muri, più del fuoco, più del nome:
il gesto che non cede.
