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Luigia Serafini - Roma

Non basta alzare gli occhi.

Il cielo non è innocente:

custodisce senza perdono.

 

Ha visto i porti con le sirene aperte,

le città incrinate fino all’osso,

la luce farsi scheggia tra i vetri.

 

Ha visto un bambino

tenere il mondo in equilibrio

sul petto di una donna

per impedirgli di cadere.

 

Le stelle non intervengono.

Incidono.

 

Con una scrittura remota e ferma

registrano il fiato, la frattura,

la stanza che ha smesso di rispondere,

la mano che resta

quando tutto domanda resa.

 

Noi chiamiamo notte

ciò che non sappiamo sostenere.

 

Eppure sopra di noi

esiste una misura più antica del giudizio.

 

Nulla si dissolve davvero:

la paura lascia una traiettoria,

il dolore una latitudine segreta,

l’amore ferito continua a irradiarsi.

 

Anche ciò che cede

prosegue.

 

Per questo il cosmo è vertigine:

non consola, non redime, non cancella.

 

E in tanta distanza

salva una sola cosa

più dei muri, più del fuoco, più del nome:

il gesto che non cede.