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Mariella Cuoccio - Bitonto, Ba

Era una splendida notte d’estate, l’aria era mite e il cielo era colmo di stelle che brillavano in modo intenso. Quando arrivò il grande capo Cinciullì, i bambini erano a naso in su per ammirare quello spettacolo più unico che raro. Poco distanti, gli adulti stavano facendo la stessa cosa.
Bene, bambini miei, state guardando nel punto giusto. Stasera il cielo si aprirà come un libro e ci insegnerà molte cose – disse Cinciullì sedendosi nel cerchio.
Il fuoco era spento perché faceva caldo ed inoltre trasmetteva troppa luce, invece quella sera era necessario il buio per osservare l’universo.
Allora bambini, voi sapete che la nostra tribù si chiama “Occhi delle stelle”. Non è un caso. Quando io ero bambino, il vecchio saggio mi trasmise la conoscenza degli astri, proprio come io sto facendo con voi. Tutto ebbe origine centinaia di anni fa, quando un gruppo di abitanti Navajo stava guardando le stelle proprio in una notte  come questa. Ad un certo punto videro una scia luminosa tagliare il cielo a metà, era una stella cadente. Gli uomini seguirono il percorso della luce per tutto il tempo e si accorsero che la stella o il frammento di essa, stava cadendo troppo in basso, finché si resero conto che stava atterrando proprio sulla loro testa. Allora gli uomini si spaventarono, iniziarono a correre e capire dove ripararsi finché si resero conto che la luce era scesa fino nel bosco a poca distanza dov’erano situati col villaggio. Allora tutti si mossero per andare a vedere il punto esatto dov’era caduta la stella. Tra paura, batticuore e commozione, camminarono nel bosco finché videro la luce. Una luce intensa ma non accecante. Andarono avanti e pian piano la palla infuocata si spense. Gli uomini si avvicinarono ma ormai l’oscurità aveva ricoperto tutto col suo manto, si sentiva solo odore di bruciato. Così gli uomini si ripromisero di ritornarci in mattinata e vedere tutto con la luce. All’alba, i più curiosi si avviarono verso lo stesso punto del bosco dov’erano stati la notte precedente. In effetti, si trattava di una grande roccia che nell’impatto aveva creato un grande fosso e sradicato degli alberi ma per fortuna, ed in modo del tutto inusuale, non aveva creato alcun incendio. Gli uomini si avvicinarono e inizialmente non notarono nulla poi il più anziano del gruppo, Jaranda, rimase stupito dalla scoperta che fece!
Correte, venite qui ragazzi e guardate! – disse Jaranda.
Sulla roccia erano incise tutte le stelle e le costellazioni della volta celeste. E’ come se quella roccia fosse una mappa del cielo.
Siiiii.... Jaranda, guarda qui, è esatto! Qui si trova la stella “Maggiore” che noi vediamo tutte le sere e che ci guida e poi accanto ad essa le altre stelle che formano la costellazione del bue e quella del lupo! Strabiliante! – C’è una precisione da aver paura! – disse uno degli uomini  - e continuando – Ma chi avrà fatto questo lavoro così perfetto? E poi stanotte era quasi impossibile avvicinarsi a questa roccia perché era incandescente e il buio non avrebbe permesso a nessuno di effettuare tali incisioni.
No, Dubali, non è opera di uomo. Questo è un chiaro messaggio dei nostri fratelli dell’universo. Ci hanno inviato questa mappa per un motivo che dobbiamo scoprire! – disse Jaranda e continuando – Adesso quello che dobbiamo fare è ricopiare queste mappe su un telo di daino, come facciamo per le mappe dei boschi e iniziare a comprendere dove siamo e cosa ci facciamo nell’universo.
Nei giorni successivi, gli uomini, quelli più bravi nel disegno, andavano tutti i giorni con Jaranda a ricopiare le mappe dell’universo. Quando ebbero finito, durante una serata, al villaggio si misero tutti a studiare i disegni.
Ad un certo punto si avvicinò un bimbo che si chiamava Wedi, curioso di vedere questi disegni.
Guarda Jaranda, qualcuno da lassù ci sta salutando – disse Wedi – Vedi queste stelle? Se le uniamo sembrano proprio una mano aperta che ci sta salutando.
Wedi col suo ditino unì i punti delle stelle e il disegno della mano che salutava fu molto chiaro!
Bravo Wedi! – E cos’altro vedi nella mappa? – disse Jaranda, che aveva intuito che il bambino aveva percepito qualcosa di importante.
Accanto alla mano che saluta, vedo due anelli che si uniscono, li vedete? – continuò Wedi.
Giusto Wedi, i due anelli che si intersecano indicano una alleanza, un’amicizia tra popoli – disse Jaranda – ed è proprio un’alleanza tra un popolo delle stelle ed il nostro sulla terra! Certo non c’è altra spiegazione! Andiamo avanti con l’osservazione di quella che apparentemente sembra una mappa stellare ma in realtà è un bel messaggio che proviene dall’alto!
Subito intervenne Mosa, una ragazza dolce e perspicace che disse: - Guarda Jaranda, se ci spostiamo nell’angolo nord-est della mappa, unendo le stelle si delinea il disegno dell’ermellino, nostro simbolo della pace.
Benissimo Mosa - disse Jaranda – su questa mappa c’è molto da scoprire.
Nei giorni successivi, tutti si avvicinarono alla mappa e tutti gli abitanti, grandi e piccini si cimentarono per scoprire disegni e simboli e ne videro talmente tanti che compresero di avere dentro di sé la capacità di leggere le stelle. Così un giorno, Jaranda disse agli uomini che, da quel momento in poi, la loro tribù e la stirpe futura si sarebbe chiamata “Occhi delle stelle”.
Unendo così tutti i simboli e tutte le costellazioni venne fuori un meraviglioso messaggio:
“Ciao Fratelli della terra, siamo i vostri fratelli delle stelle. Vogliamo comunicare con voi per dirvi che noi operiamo per la Pace sulla terra e nel cosmo. Seguiamo tutte le vicende di voi umani  e cerchiamo di aiutarvi e consigliarvi per il meglio attraverso le vostre idee ed i vostri pensieri. Non siamo mai stati mostri o fantasmi da combattere e nessun popolo, nell’ordine universale, può conquistarne un altro. Tutto si muove in un ‘ottica di sostegno e di Amore. L’Amore è la vera forza che muove tutto l’universo ed il creato. Vi invitiamo ad operare sempre in questa ottica, cercando di aiutarvi tra di voi e creare in terra quelle condizioni di pace, di vivibilità buone per tutti, senza nessuna disparità o disuguaglianza.”
Dopo aver tradotto questo messaggio, ne arrivarono altri ma non più sulla mappa disegnata sulla pelle di daino, bensì guardando direttamente il cielo. Ogni sera la tribù si riuniva e guardando le stelle, percepiva messaggi.
Allora bambini, avete capito perché noi portiamo questo nome? – chiese Cinciullì?
Si, ma che fine ha fatto poi il bambino Wedi? – disse Namid.Wedi è stato il primo a leggere tra le stelle e nella vita ha sempre tramandato alla sua gente, i messaggi dei fratelli del cielo. E’ stata una persona meravigliosa, amorevole, generosa e da adulto è diventato subito il Maestro del villaggio – disse Cinciullì. Poi continuò:
Allora bambini facciamo una prova? Vediamo chi riesce stasera a leggere il libro del cielo!
Voglio provarci io! – disse Lunka – Ho già visto un disegno bellissimo. Sembra una ninfea.
La bimba segnò col dito le stelle che formavano il disegno. Tutti approvarono perché tutti i bimbi avevano visto la Ninfea.
Sai cosa simboleggia la Ninfea? – disse Cinciullì e continuando – significa capacità di vedere oltre… oltre tutte le cose che non vediamo con i nostri occhi. Sapete bambini che l’occhio umano vede solo il 98% delle cose che esistono in natura?
E perché non le vediamo? – disse Narancha.
Perché sono invisibili o semplicemente i nostri occhi non riescono a vederle – replicò Cinciullì.
Io vedo un altro disegno, vedo un bambino – disse Uaili.
Sì certo, lo vedo anche io! – disse Cinciullì e così tutti i bambini si aiutarono tra loro ad indicare le stelle che formavano un bimbo.
In quella serata, i bimbi videro anche una striscia bianca che poi decretarono fosse un fiume, tanti animali, alberi, montagne ed infine un’aquila.
Benissimo bambini, allora proviamo a mettere insieme tutti i simboli ed ecco che con una magia avremo un bel messaggio! – disse Cinciullì e continuando disse:
“Ciao bambini della terra, siamo felici che riusciate a leggere i nostri messaggi. Non è difficile comunicare attraverso le stelle ed attraverso il cuore. I bambini sanno comprendere ed esprimersi molto bene anche senza le parole. Vivete la vostra vita lentamente, proprio come un fiume che scorre dolcemente adattandosi alle forme del terreno. Parlate con tutti gli elementi della natura: gli alberi, gli animali, le piante e scoprirete la magia della vita. Amate la terra ed i vostri fratelli e tutto questo sarà il segreto per vivere in armonia, pace e amore e rendere la terra un vero paradiso! Vi salutiamo con amore.  Gli abitanti delle stelle”
- Direi che è proprio un bel messaggio – concluse Cinciullì. Stasera il segreto ce lo hanno comunicato i nostri fratelli spaziali quindi ora andate a letto e sognate tante stelle, tanti messaggi e tanta felicità!