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Francesco Bagliani - Genova

Certe sere, assai rare per la verità, racchiudono in sé qualcosa d’inspiegabilmente unico e magico, sembra quasi che l’intero creato si stia prodigando per soddisfare, in quei momenti, ogni tuo desiderio anche il più recondito.

Ho appena cenato, sono seduto in terrazza nella mia casa ad Arenzano, il fumo azzurrognolo di una Camel sembra disegnare impalpabili ed effimere rune nell’aria tiepida della prima decade di Luglio, è questo il periodo dell’anno che prediligo, quando l’estate è giovane ed è ancora colma di fantasiose aspettative e di dolci promesse.

Davanti agli occhi, ho incredibilmente soggette ai miei voleri le due sole cose che, da sempre, abbiano stregato la mia anima: il mare, nel cui continuo movimento vedo rispecchiarsi l’eterno divenire della vita e poi il cielo stellato che è quanto di più simile, io credo, sia mai stato creato a immagine e somiglianza di Dio.

La notte è scura senza luna, per quanto mi sforzi non è possibile scorgere una soluzione di continuità tra l’aria e l’acqua lontana, allora rientro un attimo in casa, verso due dita di “Diplomatico” in un bicchiere e torno fuori, un lettino sul terrazzo con sopra un materassino bianco tortora, sembra ammiccare tentatore, con un leggero sospiro mi sdraio comodamente su di esso, da quella posizione il mio sguardo è diretto su in alto, quasi allo Zenit.

Vega e Deneb torreggiano alte nel cielo, lo stridulo richiamo delle cicale rompe monotono il silenzio, mentre si percepisce, appena appena, l’odore lontano di un barbecue, come è normale, la mia mente adesso corre oziosamente verso ricordi più o meno distanti nel tempo e complice la serata, il pensiero si sofferma sulla mia passione di sempre: per quanto io possa ricordare, per tutta la vita ho amato osservare l’immensità dei cieli sopra di me.

Non mi considero un astrofilo “sistematico”, non amo le classificazioni, gli approfondimenti scientifici, sono un semplice osservatore, un contemplativo, probabilmente ricerco la mia pace interiore nascosta tra le pieghe di un cielo stellato, il mio interesse è puramente emozionale, quasi istintivo oserei dire.

Spazzi di ricordi, come istantanee cristallizzate nel lampo di un flash, si susseguono senza una trama logica o temporale, semplicemente appaiono e scompaiono, la mia attesa di una ragazza bionda a diciott’anni su di un lungomare in riviera, la luna quasi piena illuminava a giorno una piccola porzione del mare d’agosto, ricordo perfettamente come mi parve impossibile in quel preciso momento poter desiderare qualcosa d’altro.

Una sera di trent’anni fa su di un piccolo poggiolo, a casa dei miei genitori, in mezzo ai palazzi, attendevo il sorgere di Giove ad est, a dirla tutta, non ero affatto sicuro che sarebbe sorto per davvero, a quel tempo nulla esisteva con cui confrontarsi se non qualche datata rivista specializzata, niente computer, niente applicazioni interattive, solo qualche sbiadita fotografia e alcune mappe con le effemeridi in bianco e nero, poi finalmente un punto luminoso cresceva lento nel cielo, un immagine nell’oculare, che emozione e un unico prepotente  pensiero: “ma allora esiste, esiste per davvero !!! ”

Adesso ho 52 anni ma ricordo quel momento come se fosse accaduto ieri eppure quanti anni sono passati, un emozione simile credo di averla provata solo pochissime volte, sono perso in questi pensieri, nello speziato dolce aroma del rhum affogo il ricordo delle nostre labbra volontariamente orfane di un bicchiere, quando improvvisamente la luminosa striscia di una meteora attraversa il cielo, incredibile, non ci posso credere, è veramente una serata speciale questa, a dispetto di quanto in molti sono portati a pensare, non è poi così facile alzare gli occhi al cielo e scorgere l’effimera luce di una stella cadente.

Questa fugace visione fa riemergere in me il ricordo di un'altra notte speciale di venti anni  fa, era il 16 di Agosto ricordo la data con precisione perché il giorno prima era nato mio nipote il secondogenito di mio figlio, quella sera proprio come adesso ero sdraiato sullo stesso lettino gli occhi rivolti al cielo , quando improvvisamente due, tre e poi quattro stelle cadenti, una più bella dell’altra illuminarono la volta celeste e poi… Ma un attimo, un attimo!!! Ma che cosa sto dicendo?!? Mio figlio ha 15 anni e io ovviamente non ho nipoti, cosa sono diventato improvvisamente rimbambito? Come posso pensare di ricordare, distintamente tra l’altro, una cosa che non è mai accaduta.

Per lunghi istanti sono smarrito, mi sento come estraniato dalla realtà, quasi fossi stato catapultato nel mondo di Matrix, poi mi ricompatto un attimo, l’unica spiegazione possibile è che questa non sia la realtà ma che io stia in questo preciso istante vivendo un sogno, mi raddrizzo un attimo dal lettino, le sensazioni visive, uditive, tattili però sembrano assolutamente reali, che cosa mi sta succedendo?

Rialzo gli occhi al cielo, devo essermi addormentato sul lettino, questo infatti non può che essere un sogno, ogni traccia d’inquinamento luminoso è improvvisamente svanita, la Via Lattea è a due passi palpabile distinta e distinguibile come non mai, mi ricorda una sera  a Madonna di Campiglio a Campo Carlomagno, con amici attendevamo l’arrivo di un “gatto delle nevi” per andare a cena in baita,  quella sera a meno 6/7 gradi l’aria sembrava sottile, la volta stellata era quasi tridimensionale, le tre stelle della “Cintura “ erano impressionanti, un poco più in basso a sinistra Sirio era innaturale, non so utilizzare altro termine per definire il suo splendore.

Cerco disperatamente per un poco di scuotermi e ridestarmi, adesso però una persistente sensazione di angoscia fa capolino nella mia coscienza, non mi sembra propriamente naturale quello che mi sta accadendo, vorrei risvegliarmi, ma per quanto mi sforzi non ci riesco, non mi è possibile, ora le visioni si fanno sempre più intense, prendono il sopravvento sulla ragione, “l’anello della Lira “ è a due passi colorato, quasi sgargiante, i quattro “galileiani” come piccoli anatroccoli sgambettano attorno alla grande madre, semplicemente è tutto… un solo aggettivo per descrivere tutto  questo : assurdo, completamente assurdo !!!

E’chiaro, mi sto muovendo all’interno di un sogno, un sogno straordinariamente reale, però che spettacolo, percepisco con assoluta nitidezza a occhio nudo, tutto ciò che normalmente a stento riuscivo a vedere con qualsivoglia strumento abbia mai posseduto, è molto più di quanto avessi mai solo sperato di desiderare.

Piano piano però una sensazione di pace e di serenità sta prendendo il posto dell’angoscia precedente, quello che vedo adesso è in maniera stupefacente il miglior condensato di tutto ciò che mai io abbia osservato in tutta la mia  vita, in effetti se ci ragiono forse non è un sogno forse sono solamente i miei ricordi o meglio l’idealizzazione dei ricordi stessi, che inspiegabilmente si stanno materializzando, sono smarrito, non riesco proprio a dare una spiegazione a quanto mi stia succedendo.

Ricordi? Sogni? Sono troppo piacevoli per poter resistere a lungo, mi abbandono ad essi con un sorriso, se poi è il “Sogno di una notte di mezza estate”, beh allora è bellissimo, è straordinario, se invece sono i miei ricordi voglio assolutamente viverli il più possibile, mi sdraio nuovamente sul lettino, la testa appoggiata, gli occhi rivolti verso il cielo allo Zenit, da buon astrofilo, al bando ogni cautela, non posso che ragionare in questi termini: < succeda un po' quello che succeda, quando mai mi ricapita un’altra volta una serata come questa? >

E’ opinione diffusa e condivisa, che negli ultimi istanti di vita la nostra mente ripercorra come in un sogno gli episodi, i particolari, i ricordi più significativi e piacevoli della vita ormai passata, quasi che la natura o chi per essa, abbia voluto riservarci un ultimo grazioso privilegio, prima di riappropriarsi di quella infinitesimale parte d’eternità che alla nascita ci era stato donato.

Alle ore 22,30 di sabato 9 Luglio presso il reparto di pneumologia dell’ospedale San Martino di Genova gli ormai novantatreenni polmoni di Francesco (omissis) decisero di aver esaurito il loro compito terreno, in meno di dieci minuti ogni residuo di coscienza svanì dolcemente nell’oblio del nulla eterno.

Al momento esatto della dipartita non era presente alcuno, il medico di turno, chiamato dopo circa mezzora, non poté far altro che constatarne il decesso, mentre gli infermieri uscivano per preparare il trasferimento della salma, alcuni particolari catturarono l’attenzione del sanitario e paradossalmente gli strapparono un fugace e garbato sorriso.

Il viso del defunto era rilassato, si sarebbe potuto azzardare a definirlo “appagato”, comunicava una composta pace interiore, l’abbozzo di un sorriso pareva attraversarlo, ma erano stati soprattutto gli  occhi ad averlo colpito, rivolti verso il soffitto della stanza, nell’immobilità della morte sembravano attraversarlo e fissare un qualcosa posto ben oltre, assai più in alto, nel mentre gli abbassava pietosamente le palpebre notò il colore dell’iride, era di un azzurro cupo profondo,  il giovane medico non poté fare a meno d’immaginarvi un lontano cielo sereno …