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Marisa Cassone - Fasano, Br

La notte scendeva lenta e silenziosa, l’esteso campo di ulivi era illuminato dalla luce argentea della luna, luci e ombre giocavano con il vento che, delicatamente, accarezzava i rami degli alberi suonando una dolce melodia, un leggero sussurro della natura. Sotto un cielo punteggiato di stelle che danzano nel firmamento, la notte scorreva magica.

Ogni stella pareva raccontare una storia tutta sua. Quella notte stellata catturava il suo sguardo, rapendo l’anima e il cuore. Una profonda bellezza che si tramutava, però, in malinconia percependo ogni uomo come un piccolo essere insignificante, una minuscola parte di quell’immenso ed enigmatico universo.

Il blu intenso del cielo, il giallo luminoso delle stelle, il verde dei campi, tutto sembrava mescolarsi in un caleidoscopio di emozioni contrastanti: era un’opera d’arte della natura, una sinfonia di colori e sentimenti. La tranquillità delle tenebre, intanto, narrava tristezza, ma una tristezza dolce, come di antiche carezze che non opprimono l’anima, liberandola da un affannoso respiro e rinchiudendola in un caldo abbraccio. Le luci sfuggenti plasmavano vortici ipnotici nel cielo notturno, come corpi che si intrecciano lasciando dietro di sé un senso di meraviglia e nostalgia, un amore impossibile che si consuma agonizzante.

La sua notte stellata stava svelando una bellezza nascosta nella quiete, un’armonia che solo l’oscurità poteva rivelare. Un’aura misteriosa che avvolgeva tutto ciò che si prostrava al cospetto di quel manto tanto complesso. Contemplare il cielo faceva riaffiorare i ricordi e sentirne il peso conducendo al raccoglimento, non al dolore. Un momento di riflessione su ciò che era stato e che sarebbe potuto essere. Quante storie avrà ascoltato questo cielo! Ma quell’istante era unico e irripetibile e così, quella dolce tristezza, faceva luce sulla consapevolezza della fugacità del tempo.

La notte scendeva lenta e silenziosa, accompagnando la promessa di una nuova alba, di un nuovo giorno traboccante di speranza.